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Dinosauro rinvenuto alle Svalbard

Pubblicato da Orso polare il giorno 11 gennaio 2010 2 commenti - Ultime sulle Svalbard

I resti di un gigantesco mostro marino carnivoro che popolava gli oceani durante il regno dei dinosauri è stato dissotterrato su un’isola nel remoto arcipelago artico delle Svalbard.

I cacciatori di fossili norvegesi recuperarono la parte posteriore di metà del formidabile teschio del rettile nella parte sud-ovest di Spitzbergen in quella che è stata definita come una delle più significanti scoperte del Giurassico mai fatte.

Il predatore è stato identificato come una nuova specie di pliosauro, un gruppo di rettili acquatici estinti che ha un enorme cranio, collo corto e quattro pinne per muoversi in acqua.

Le misurazioni del cranio parziale e di 20000 altri frammenti ossei scoperti nel sito mostrarono che la creatura era in cima alla catena di alimentazione, cacciando calamari, pesci e altri rettili marini.

La testa del pliosauro era il doppio di quella del Tyrannosaurus rex e aveva un gruppo impressionante di denti di 12 pollici. I paleontologi stimano che la bestia fosse lunga 15 metri, pesasse 45 tonnellate e cacciasse negli oceani 147 milioni di anni fa.

“E’ veramente grande. Abbiamo le parti della mascella inferiore che è enorme paragonata a qualsiasi altra mai vista”, disse Espen Madsen Knutsen, un paleontologo della squadra dell’Università di Oslo che studiò la creatura. “Potrebbe aver mangiato qualsiasi cosa gli fosse venuta incontro.”

I ricercatori diedero il loro primo sguardo ai resti della bestia l’ultimo giorno di una spedizione nel 2007, durante la quale hanno scoperto ossa di un pliosauro più piccolo. Jørn Hurum del Museo di Storia Naturale dell’Università di Oslo, che guidò la spedizione, notò alcune larghe ossa sporgenti dal terreno. La squadra segnò il sito, prese un GPS per leggere l’ubicazione e tornò lo scorso agosto per scavare i resti.

La squadra di Hurum fu sbalordita nel trovare che i resti provenissero dal pliosauro più grande scoperto fino a oggi. Hanno speso gli ultimi mesi pulendo e misurando i frammenti di ossa per costruire un’immagine di come la creatura sarebbe apparsa quando era viva.

Fra i resti la squadra notò un osso sferico, chiamato condilo basioccipitale, trovato in tutti i mammiferi e rettili che hanno la base del teschio unita alla spina dorsale. L’osso misura 15 cm di diametro, e è il più largo di ogni pliosauro conosciuto, e il doppio delle dimensioni dello stesso osso nel T. rex.

Per scoprire come la bestia si muoveva in acqua chiamarono Frank Fish, un esperto di biomeccanica delle pinne alla West Chester University della Pennsylvania. Usando una galleria del vento ricostruirono le forze che le enormi pinne della creatura generarono e trovarono che probabilmente nuotava negli oceani usando soltanto le sue due pinne frontali, spiegando tutte e quattro per scattare in avanti e prendere la sua preda di sorpresa.

Usando uno scanner CT (computed tomography) in prestito dal Natural History Museum di Londra, un altro membro della squadra, Patrick Druckenmiller dall’Università dell’Alaska, creò un’immagine tridimensionale del cervello della bestia, che mostrò che era piccolo e allungato, simile a quello di un grande squalo bianco.

La squadra poi si recò al Florida’s St Augustine Alligator Farm and Zoological Park per far partecipare al lavoro il biologo evoluzionista Greg Erickson della Florida State University e fargli calcolare quanto potente fosse il morso della creatura. I calcoli basati sulle ossa della mascella dell’animale suggeriscono che potrebbe aver morso la sua preda con una forza pari a 150 chilonewton, o quattro volte la forza che si pensa essere esercitata dalle mascelle di un T. rex.

La scoperta fu annunciata non appena gli esperti canadesi rivelarono i loro propri notevoli accertamenti, i resti fossilizzati di quello che potrebbe essere stato l’ultimo spaventoso predatore che si fosse mai aggirato nel continente.

Il dinosauro carnivoro, il più piccolo mai trovato in quello che è ora il nord America, aveva le dimensioni di un piccolo, smilzo pollo, correva pressappoco su due zampe brandendo artigli affilati come rasoi e aveva un artiglio a forma di falce nel suo secondo dito.

“Era metà di un gatto domestico e probabilmente cacciava e mangiava qualsiasi cosa potesse per le sue dimensioni”, disse Nick Longrich, un paleontologo all’Università di Calgary, che guidò la spedizione. Fra le sue prede potrebbero esserci stati insetti, piccoli mammiferi, anfibi e forse piccoli dinosauri che vivevano nelle paludi e nelle foreste del tardo Cretaceo.

I resti del minuscolo dinosauro, chiamato Hesperonychus, furono scavati nel sito Dinosaur Park Formation, di 75 milioni di anni fa, in Alberta nel 1982, ma rimase non studiato per 25 anni. Quando Longrich cominciò a studiare le ossa, sospettò che provenissero da un animale giovane perché erano così piccole, ma un’ispezione più attenta rivelò che fossero di un adulto, secondo un rapporto nei “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

“La sua scoperta sottolinea proprio quanto poco sappiamo ora e aumenta la possibilità che ve ne siano di ancora più piccoli là fuori”, disse Longrich.

“I piccoli dinosauri carnivori sembrarono essere completamente assenti dall’ambiente, e questo sembrò bizzarro perché oggi i piccoli carnivori superano in numero quelli grandi. Risulta che essi erano qui e giocarono un ruolo più importante nell’ecosistema di quanto avevamo realizzato. Per gli ultimi 100 anni abbiamo ignorato una grande parte della comunità di dinosauri del Nord America”, disse Longrich.

Libera traduzione da Fossil hunters find sea monster… and a dinosaur the size of a skinny chicken.

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2 commenti »
  1. Veramente interessante. Non si riflette mai abbastanza sul fatto che la maggior parte delle specie esistite sul pianeta resteranno sconosciute per sempre perchè non si sono conservate. La natura, la vita, ha prodotto una quantità sbalorditiva di specie. Ogni tanto se ne scoprono di nuove, non solo estinte, ma anche viventi. La natura ha più immaginazione della mente umana. Ed è anche più razionale, perchè ogni specie ha sempre avuto un ruolo ben preciso all’interno dell’ecosistema.

    Commento di Vinicio Dolfi — 30 dicembre 2010 @ 19:53

  2. A questo non si pensa quasi mai: chissà quanto ancora potrà svelare la natura, specialmente in posti come le Svalbard, dove il ghiaccio nasconde e conserva, e chissà quanto invece non conosceremo mai.

    Commento di Orso polare — 30 dicembre 2010 @ 20:21

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