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Il vento artico ti ha portato su Home » diario di viaggioTerzo trekking al Kongsfjorden - Svalbard – Spedizione polare nell’artico

Terzo trekking al Kongsfjorden

21 luglio: escursione sul ghiacciaio Conway coi ramponi

Con ramponi, piccozza, casco e imbraco facciamo un’escursione al ghiacciaio Conway e ci divertiamo a scalare una paretina con due piccozze e corda.

Dopo colazione, la mattina, indossiamo gli imbrachi. Poi le guide ci consegnano una piccozza e un casco a testa, quindi proviamo i ramponi. Le mie scarpe sono un po’ larghe e fatico un po’ per incastrarle nei ramponi.

Prima di partire metto nello zaino i ramponi e sistemo esternamente la piccozza e il casco. Con le guide cominciamo la nostra passeggiata sulla spiaggia verso est, per raggiungere il ghiacciaio.

Abbandonata la spiaggia costellata di pezzi di ghiaccio saliamo in quota, percorrendo un terreno roccioso. Poi comincia la neve. Ci fermiamo poco prima per indossare i ramponi e il casco.

Le guide sistemano la corde, adagiandole sul ghiaccio. Siamo divisi in due gruppi. Uno alla volta prendiamo posto sul ghiacciaio, fissando all’imbraco il cappio della corda.

Il tempo è ancora bello. Il sole splende alto e il cielo è azzurro, con qualche sbuffo di nuvole.

Non c’è quasi dislivello sul ghiacciaio, si cammina bene, i ramponi tengono. Si supera tranquillamente qualche piccolo crepaccio, profondo da due a sei metri al massimo. Ogni tanto una piccola sosta ci permette di osservare il panorama unico: laghetti semi-ghiacciati, pinnacoli di ghiaccio che svettano verso il cielo, piccoli crepacci.

Talvolta siamo costretti a compiere dei giri più larghi per aggirare crepacci non superabili, fin quando non è più possibile proseguire. Così le guide ci propongono di cercare una parete da scalare, per divertirsi e passare il tempo.

Ne trovano una alta circa 10 metri. Piantano una piccozza nel ghiaccio e ci agganciano la corda. Poi preparano un’altra via. Noi raggiungiamo il fondo aggirando il salto. Ne approfittiamo per pranzare, nel frattempo che le guide finiscono di sistemare le corde.

Uno a uno, poi, ci cimentiamo con la scalata: due piccozze a testa e una guida che ci fa sicura in basso. Anche questa esperienza è stata divertente, non sembra difficile salire a quel modo, così più tardi ci riprovo, salendo per l’altra via.

E’ stata l’escursione più bella dell’intero viaggio. Anche gli altri hanno pensato la stessa cosa.

Dopo mangiato prendiamo la via del ritorno. Ci togliamo i ramponi e il casco e proseguiamo sul terreno roccioso, fino alla spiaggia, che troviamo piena di pezzi di ghiaccio di ogni dimensione.

Durante il ritorno trovo un pezzo di ghiaccio a forma di divanetto e mi ci metto seduto. Chi ha detto che non ci sono comodità nell’artico?

Al campo riponiamo tutta l’attrezzatura e ci prepariamo per la cena.

Il mio turno di guardia è dalle 3 alle 5, che faccio sempre assieme a Marina. Per fortuna il tempo regge bene e le due ore di bear watching passano subito.

Sveglio Stuart, a cui tocca il turno dopo di noi, e quindi ce ne andiamo a dormire per almeno 3 ore. Almeno io ho intenzione di starmene a letto fino alle 8 e 30.

Un altro giorno alle Svalbard si è concluso, col ricordo del ghiacciaio fisso nella mente.

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