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La vegetazione delle Svalbard

Piante, fiori e vita vegetale alle Svalbard

Non ci sono alberi alle isole Svalbard. Il permafrost, strato di terreno gelato, non permette lo sviluppo di una vegetazione arborea e arbustiva. Le uniche forme di vita vegetale che è possibile vedere sono muschi, licheni e fiori.

Questo tipo di vegetazione, ossia l’assenza di specie arboree, si chiama tundra, ed è caratteristica delle zone artiche. Qui la massima altezza che possono raggiungere le piante è di 20-30 cm.

Alcune zone sono completamente spoglie, costituite soltanto da roccia frammentata, pietre scivolose e taglienti, terreno duro e compatto.

Altre presentano un’intensa copertura di muschio, dovuta alla presenza del guano degli uccelli che stanziano in quell’area. Così è possibile vedere, nella silenziosa desolazione del paesaggio artico, spoglio e freddo, una zona verdeggiante spiccare fra il grigiore della pietra.

Di frequente, specialmente nel secondo campo base, vedevamo la silene a cuscinetto (Silene acaulis): una sorta di cuscinetto verde, tipo muschio, con fiori violetti sopra.

La silene di Wahlberg (Silene wahlbergella) può arrivare fino a 10 cm di altezza: cresce in gran parte delle Svalbard.

Silene di Wahlberg
Silene di Wahlberg (Silene wahlbergella) nel Kongsfjorden

Muschi e licheni sono molto abbondanti.

In varie zone, specialmente a Longyearbyen, abbiamo visto decine di pennacchi di Scheuchzer (Eriophorum scheuchzeri).

Nei terreni rocciosi cresceva il camedrio alpino (Dryas otcopetala): un fiore bianco con otto petali che cresce in varie parti delle Svalbard, nella tundra secca e su terreni calcarei.

Altro fiore che abbiamo visto è il ranuncolo delle nevi (Ranunculus nivalis): un fiore giallo che cresce, come il camedrio, nella parte settentrionale e occidentale delle Svalbard.

Camedrio alpino

Camedrio alpino (Dryas otcopetala)
Ranuncolo delle nevi

Ranuncolo delle nevi (Ranunculus nivalis)

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1 commento »
  1. la prima a descrivere la flora dello spitzberg è stata Leonie d’Aunet nel 1839 con la spedizione della Recherche

    Commento di e. merlak — 31 dicembre 2012 @ 13:43

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